In Cile a fianco del popolo Mapuche

I Mapuche, popolo indigeno del Cile, da anni è perseguitato e ignorato: lo Stato non ne riconosce l’esistenza e non ne tutela l’identità. Privati delle loro terre d’origine, sono costretti a lottare per riaverle e per questo sono vittime di forti repressioni. La Comunità, con i volontari, li sostiene in questo cammino di rivendicazione in modo pacifico e nonviolento. Sostienili anche tu.

In Cile a fianco del popolo Mapuche

I Mapuche, popolo indigeno del Cile, da anni è perseguitato e ignorato: lo Stato non ne riconosce l’esistenza e non ne tutela l’identità. Privati delle loro terre d’origine, sono costretti a lottare per riaverle e per questo sono vittime di forti repressioni. La Comunità, con i volontari, li sostiene in questo cammino di rivendicazione in modo pacifico e nonviolento. Sostienili anche tu.

La presenza della Comunità Papa Giovanni XXIII in Cile risale al 1994. Dopo una lunga presenza nel paese, avendo vissuto fianco a fianco con la sua popolazione più povera ed emarginata, avendone conosciuto contraddizioni e ricchezze, da un anno e mezzo circa abbiamo scelto di impegnarci anche al fianco del popolo Mapuche. Sono la più grande comunità indigena del paese e da più di 30 anni si battono per il riconoscimento e la difesa della propria identità e cultura, schiacciata dallo Stato (che non riconosce l’esistenza di popoli originari e non ne tutela la sopravvivenza), dai grandi agricoltori e dagli imprenditori che usurpano le loro terre, unica loro fonte di sostentamento.
I volontari accompagnati da “Operazione Colomba” (il corpo nonviolento di pace della Comunità) hanno scelto di stare al loro fianco, condividendo la loro richiesta di rispetto e testimoniando i soprusi che sono costretti a subire.
I Mapuche vivono a stretto contatto con la natura e si sostengono grazie all’agricoltura e all’allevamento. Ma la loro vita è costantemente minacciata: spesso vengono privati delle loro terre d’origine in cui vivono da generazioni, vengono privati dell’acqua e di altre risorse naturali, essenziali per la loro sopravvivenza oltre che per il modo di vivere della loro cultura. I Mapuche vengono discriminati, emarginati e trattati come i più poveri tra i poveri. Non ricevono nessuna tutela, nessun diritto da parte dello Stato.
Denunciare questa ingiustizia sociale ha spinto giovani ragazzi italiani a partire per vivere insieme a questo popolo ancestrale la loro lotta pacifica, condividendo con loro la vita quotidiana, le fatiche e anche le speranze.
La presenza dei volontari della Comunità, qui come già accade in altri conflitti in Palestina o in Colombia, è fondamentale, perché funge da protezione nonviolenta e supporto nei momenti di protesta pubblici, quando spesso i protestanti sono vittime di forti e violente repressioni da parte delle forze armate.
I giovani che scelgono di partire per un anno o più della loro vita lo fanno per andare a condividere la condizione in cui i Mapuche sono costretti a vivere, si fanno portavoce dei soprusi subiti sia verso l’opinione pubblica locale che verso quella internazionale. L’unica arma che portano con sé è la parola, e cercano così di far valere i diritti di questi popoli schiacciati, sensibilizzando e promuovendo la lotta, in modo pacifico.
Giorno dopo giorno, condividendo la frustrazione per le offese subite e le gioie delle piccole vittorie ottenute, i ragazzi instaurano un legame di profonda fiducia con le persone Mapuche che incontrano nel loro percorso, comprendendo sempre più le ragioni che spingono questo antico popolo a lottare, da anni, per la propria dignità.

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La presenza della Comunità Papa Giovanni XXIII in Cile risale al 1994. Dopo una lunga presenza nel paese, avendo vissuto fianco a fianco con la sua popolazione più povera ed emarginata, avendone conosciuto contraddizioni e ricchezze, da un anno e mezzo circa abbiamo scelto di impegnarci anche al fianco del popolo Mapuche. Sono la più grande comunità indigena del paese e da più di 30 anni si battono per il riconoscimento e la difesa della propria identità e cultura, schiacciata dallo Stato (che non riconosce l’esistenza di popoli originari e non ne tutela la sopravvivenza), dai grandi agricoltori e dagli imprenditori che usurpano le loro terre, unica loro fonte di sostentamento.
I volontari accompagnati da “Operazione Colomba” (il corpo nonviolento di pace della Comunità) hanno scelto di stare al loro fianco, condividendo la loro richiesta di rispetto e testimoniando i soprusi che sono costretti a subire.
I Mapuche vivono a stretto contatto con la natura e si sostengono grazie all’agricoltura e all’allevamento. Ma la loro vita è costantemente minacciata: spesso vengono privati delle loro terre d’origine in cui vivono da generazioni, vengono privati dell’acqua e di altre risorse naturali, essenziali per la loro sopravvivenza oltre che per il modo di vivere della loro cultura. I Mapuche vengono discriminati, emarginati e trattati come i più poveri tra i poveri. Non ricevono nessuna tutela, nessun diritto da parte dello Stato.
Denunciare questa ingiustizia sociale ha spinto giovani ragazzi italiani a partire per vivere insieme a questo popolo ancestrale la loro lotta pacifica, condividendo con loro la vita quotidiana, le fatiche e anche le speranze.
La presenza dei volontari della Comunità, qui come già accade in altri conflitti in Palestina o in Colombia, è fondamentale, perché funge da protezione nonviolenta e supporto nei momenti di protesta pubblici, quando spesso i protestanti sono vittime di forti e violente repressioni da parte delle forze armate.
I giovani che scelgono di partire per un anno o più della loro vita lo fanno per andare a condividere la condizione in cui i Mapuche sono costretti a vivere, si fanno portavoce dei soprusi subiti sia verso l’opinione pubblica locale che verso quella internazionale. L’unica arma che portano con sé è la parola, e cercano così di far valere i diritti di questi popoli schiacciati, sensibilizzando e promuovendo la lotta, in modo pacifico.
Giorno dopo giorno, condividendo la frustrazione per le offese subite e le gioie delle piccole vittorie ottenute, i ragazzi instaurano un legame di profonda fiducia con le persone Mapuche che incontrano nel loro percorso, comprendendo sempre più le ragioni che spingono questo antico popolo a lottare, da anni, per la propria dignità.

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